25 settembre 2017

25.9.17

La domenica della Palma.

@romamobilita protagonista di uno scivolone non da poco in questa nuova puntata


Parliamo del lontano (ma non poi così lontano) 10 settembre, quando una bomba d'acqua colpì la capitale sommergendo diverse strade. Abbiamo già parlato del delirio dell'infoAtac, oggi affrontiamo quello di Muoversi a Roma che ad un certo punto parla dello 011 e di via della Palma (Ostia Antica).

Tralasciando che siamo pratici di Ostia Antica, siamo andati sul loro fantastico portale (muovi.roma.it) e dopo aver inserito il numero della linea e aver visualizzato il percorso abbiamo cliccato sulla fermata 'Palma':


Via della Palma diventa nella realtà via dei Fratelli Palma...una svista perdonabile se non si parlasse di cultura. Come molti di voi romani sapete, tutti i quartieri di Roma hanno i nomi delle strade che ricordano un tema in particolare; capità dunque di sentire nomi di papi nel quartiere adiacente al vaticano, nomi di fiori e piante nel quartiere centocelle, nomi di navigatori e imbarcazioni ad Ostia e...nomi di archeologi ad Ostia Antica.

Chi sono dunque i fratelli Palma?

Alessandro Palma di Cesnola e Luigi Palma di Cesnola sono personaggi militari, diplomatici ed infine archeologi che alla fine del 1800 si distinsero nel campo dell'archeologia e in particolare nella raccolta e lo studio di reperti sull'isola di Cipro. Luigi poi fu anche il primo direttore del Metropolitan Museum of Art di New York. Fa dunque sorridere la sorte toccata a questi due celebri personaggi e all'orgogliosa storia culturale italiana, miseramente violentata dall'ignoranza di un addetto svogliato (dell'agenzia della mobilità, stavolta).
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25.9.17

Danza classica: infoatac sulle punte e poi...piroetta!

Non sappiamo con certezza se si tratti di ipocrisia o di mera incapacità dell'addetto infoatac che domenica 27 agosto era ai comandi (ipotizziamo da solo) dell'account twitter. Ma andiamo per ordine e raccontiamo la storia dall'inizio, visto che è passato quasi un mese.


Domenica mattina un brillante autista dell'ATAC durante l'orario di lavoro manomette il display del 'suo' autobus, scrive una frase abbastanza volgare su tema vaccini e posta la foto su facebook. Nei commenti successivi, giusto per buttare altra benzina sul fuoco, si vanta di aver ricevuto 40000 euro dall'azienda a titolo di risarcimento per 'precedenti persecuzioni disciplinari' con cui si è rifatto casa.
Si scatena l'inferno sui social prima e sulle principali testate giornalistiche poi.


L'infoatac, che normalmente di domenica 'riposa' e non interagisce con l'utenza su twitter, contravvenendo al precedente tweet di 'chiusura' delle ore 1.55 del mattino, alle 9.15 sembra essere 'attiva' ed interagire con l'utenza: primo passo di incoerenza comunicativa. 


Alle 9.54 il tam tam mediatico diventa segnalazione all'infoatac che, come di consueto in casi simili, risponde agli utenti inferociti con i suoi 'verificheremo'. Ma tali risposte a poco servono per tenere a bada la folla inferocita che chiede il linciaggio mediatico del colpevole: le discussioni degli utenti proseguono tutto il giorno con sporadici tweet di infoatac impassibile nel suo ritornello di 'verificheremo' finchè...


...un intervento delle forze dell'ordine nella stazione Ottaviano scatena l'inaspettata reazione dell'infoatac che comincia a rispondere qualcosa che in romanesco suonerebbe pressappoco con "stateve zitti e fate parlà chi c'ha bisogno de 'nformazioni".


Applaudiamo dunque l'elegante passo di danza dell'addetto dell'infoatac nel "balletto dell'ipcrisia" che cerca di zittire la folla inferocita con la scusa di un "intervento d'emergenza delle forze dell'ordine".

E qualora non si trattasse di ipocrisia, applaudiamo ugualmente, all'incapacità dell'addetto di leggere i messaggi e di valutare se rispondere o se proseguire con il messaggio successivo, azione che può essere svolta senza problemi anche da un bambino di scuola elementare.



Concludiamo con un elegante elogio da parte di un utente al capo del personale ATAC e alla bacchettata successiva dell'infoatac che intravede 'diffamazione' nella sorpresa del pacchetto delle patatine.
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24 settembre 2017

24.9.17

Un tram chiamato razzismo (?)

@frapac71 quotata giornalista ha di recente scritto un articolo sul quotidiano La Stampa raccontando un'avventura a dir poco singolare che ha avuto come protagonista la sua Tata di origini straniere. Il fatto che la signora fosse straniera a nostro avviso è un dettaglio, visto che qualsiasi essere umano avrebbe potuto subire il medesimo trattamento e avrebbe potuto provare il medesimo disagio della Tata in questione. Partiamo dunque da considerazioni oggettive e mettiamo da parte il polemico e presunto razzismo, facendo finta che la signora tata fosse di Trezzano sul Naviglio e si trovasse a lavorare temporaneamente a Roma, ignara delle regole sul trasporto.


Sale sul tram il controllore in questione (solo? ...normalmente sono in squadra), si avvicina alla signora e le chiede il titolo di viaggio; la signora mostra al controllore la tessera ed il controllore chiede lo scontrino.

Prima anomalia: se è strano che da un lato il controllore non abbia passato la tessera della signora sull'obliteratrice presente sul tram (o sulla verificatrice di cui dovrebbe essere dotato), altrettanto strana è la richiesta dello scontrino che attesti la validità del titolo di viaggio. Una richiesta simile, seppure non sia singolare in sè, potrebbe essere giustificata da una tessera con dati illegibili o deteriorata. Nulla sappiano riguardo allo stato della tessera ne al fatto che il controllore non abbia verificato che la tessera fosse carica.



Seconda anomalia: la Tata non era in possesso dello scontrino cartaceo ma di una copia su WhatsApp. Al di là della raccomandazione di atac sul proprio portale di conservare la ricevuta di pagamento, che la giornalista ignora palesemente (forse perchè i mezzi pubblici 'spostapoveri' non li ha mai usati), ci risulta alquanto bizzarro il fatto che la Tata in questione ne fosse sprovvista.


Cosa sarebbe accaduto infatti se la tessera si fosse guastata e la signora avesse avuto la necessità di utilizzare la metropolitana? Come avrebbe dimostrato di essere in regola con il titolo di viaggio? Con whatsapp?

Terza anomalia: il controllore verifica che i dati sullo scontrino corrispondono a quelli della tessera ma fa scendere la signora. Il mistero qui è parecchio fitto: la signora, presa dal disagio di non essere di Roma e di non aver seguito qualche misteriosa regola, non insiste per risalire sul tram e rivendicare i suoi diritti: il controllore non avrebbe infatti potuto scrivere sulla multa 'sprovvista di titolo di viaggio', e la multa sarebbe stata contestabile in un secondo momento. Dall'altro lato mancano dati certi per risalire al controllore in questione: numero vettura, (linea, data e ora dell'accaduto senza numero della fermata non sono ovviamente sufficienti ad individuare il controllore), o i dati del controllore stesso che in base al regolamento dovrebbe esibire tesserino di riconoscimento.


La storia termina con l'infoatac che (per correttezza) si è messa in contatto privatamente con la giornalista in questione.

Ci farebbe piacere, a questo punto, un secondo articolo in cui venga data una versione meno fumosa dell'accaduto, magari arricchita dall'eventuale contro-testimonianza del controllore in questione. 

Quel che è chiaro di tutta questa faccenda è che la signora Tata non aveva la più pallida idea circa i suoi diritti e i suoi doveri, rimanendo vittima di uno strano controllore e che l'articolo sia stato scritto più che per fare giornalismo, per vendicare un ipotetico sgarbo che ha subito una persona cara alla giornalista (a sua volta cara allo stimato Gramellini)
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24.9.17

Inconsapevolmente (?)

Oggi vi proponiamo un paio di tweet decenti dell'infoatac. 


Tutto ruota attorno al 'salvo' che è di fatto l'ammissione che:
  • il sistema di comunicazione linea-sala operativa-infoatac non funziona
  • il sistema di rilevamento degli autobus è carente
  • l'organizzazione di orari e turni è soggetta all'anarchia

Ma allora la notizia buona dove sta?

Sta nell'ammissione di colpa, salvo smentita.
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